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InterSexy Fat

UNLV assistant professor Georgiann Davis poses September 30, 2015 at the University of Nevada, Las Vegas. (Aaron Mayes / UNLV Photo Services)

InterSexy Fat

Georgiann Davis scrive sull’intersezionalità dell’essere intersex e grassə

 

Traduzione di Laura Scarmoncin

Qui la versione originale

 

Ciao, sono io, #IntersexyFat. All’inizio di quest’anno, mentre il mio grosso e massiccio corpo intersex se ne stava schiacciato sul sedile dell’economy class di un aereo, ho deciso di abbassare la guardia e rivendicare pubblicamente il mio essere grassa su Twitter.

Di sicuro il mio essere grassa era, e continua a essere, attribuito sia alla mia identità professionale che personale – come evidenziato dai continui commenti poco edificanti sul sovrappeso che sento dalle persone, dai consigli non richiesti su dieta ed esercizio fisico alle conferenze accademiche, a alle cene di famiglia, ai “complimenti” da parte dei colleghi per quanto io sia fotogenica – il che, tradotto, vorrebbe dire che so come lavorarmi l’obiettivo per sembrare meno grassa – ma non ho mai ammesso e accettato pubblicamente il mio essere grassa, nonostante la mia grassezza scandisca quasi ogni istante della mia vita.

A differenza dei miei tratti intersex, non posso nascondere il mio essere grassa – non che essere intersex e grassi siano cose che le persone debbano per forza nascondere. Ma non sono  nemmeno estranea all’interiorizzazione del corpo “ideale” che è reale per tuttɜ quellɜ che sono costantemente bombardatɜ dal messaggio che il corpo “ideale” è un corpo sano, abile, bianco, non troppo magro ma decisamente non grasso, etero, gender-conforming, eccetera. E in tutto il mondo i capitalisti traggono profitti dagli innumerevoli prodotti che hanno creato, e che noi compriamo, per farci credere che possiamo riuscire a ottenere il corpo “ideale” che hanno contribuito a fomentare: creme sbiancanti per la pelle, pillole dietetiche, bevande energetiche, diete disintossicanti, e molto, molto altro.

Non passa un giorno senza che io non odi il mio corpo grasso, e non perché la mia grassezza danneggi direttamente la mia salute (non è così – i miei ultimi controlli medici confermano che sono in buona salute), ma perché la società ripete in continuazione l’insistente messaggio che essere grassi è dannoso (falso) e universalmente brutto, come se la bellezza fosse qualcosa di oggettivo. Da ogni parte delle nostre esistenze sentiamo dire un mucchio di cose a proposito dei corpi grassi, ma raramente sentiamo dire che essere grassi è un bene. Per esempio, l’industria delle diete è una miniera d’oro, e negli Stati Uniti, dove vivo, i chirurghi bariatrici, quelli che eseguono operazioni di bypass gastrici, inseriscono bendaggi gastrici eccetera, godono delle migliori condizioni di lavoro tra tutte le specialità chirurgiche. Poche volte, se non mai, vengono chiamati in ospedale per operare d’urgenza come i loro colleghi di ortopedia, cardiologia o urologia. E il loro staff amministrativo non deve combattere con i rimborsi delle assicurazioni, perché non ti è permesso nemmeno fissare un appuntamento con un chirurgo bariatrico senza aver prima affrontato mesi di snervanti passaggi per ottenere la pre-approvazione della tua compagnia di assicurazione – sempre che nella tua polizza non ci sia una clausola che esclude la chirurgia bariatrica. E per quellɜ che non hanno un’assicurazione, beh, lasciamo stare.

Immagino che chi abbia letto sin qui la mia riflessione ora si chieda perché io io parli dell’essere grassi proprio nel giorno della consapevolezza intersex. Ho ben 3 motivi:

Primo, mentre volavo quel pomeriggio in cui ho fatto coming out come #IntersexyFat, mi sono chiesta se ammettere e accettare il mio essere grassa possa trasformare in modo positivo la mia vita, proprio come essere visibile in quanto intersex ha migliorato l’amore che ho per il mio corpo intersex. È possibile che identificarmi come grassa possa aiutarmi a imparare ad amare il grasso che avvolge il mio corpo intersex

Secondo, stava diventando sempre più ovvio per me che le persone che ammiro e rispetto per il loro impegno nel perseguire la giustizia sociale nel mondo attraverso la ricerca e/o l’attivismo, praticassero regolarmente la grassofobia in quello che dicono (o non dicono) e in quello che fanno (o non fanno). Se denuncio questo fatto, i/le/* mieɜi/e/* compagnɜ* guerrierɜ* rifletteranno meglio sulle loro azioni passate, presenti e future?

Infine, ed è il focus della mia analisi, al di là dell’impossibilità di nascondere la mia grassezza, essere grassɜ* e intersex non sono affatto cose separate, perché si sovrappongono all’ombra del corpo “ideale” che cercherò di descrivere più sotto. Pur lottando ancora con la mia grassezza, spero un giorno di potere guardare a questo articolo come all’inizio del prossimo capitolo su come imparare ad amare una parte del mio corpo che continuo ad odiare.

5 I vestiti: Indosso quello che mi pare nonostante i vestiti siano etichettati “da uomo” o “da donna”. Ma per quanto sia difficile trovare vestiti che corrispondano alla mia identità gender queer e apertamente intersex, è ancora più difficile trovarne che si adattino al mio corpo grasso. I vestiti da donna taglie forti (e cosa mai vorrebbe dire?) sono troppo femminili per me, e i vestiti da uomo di qualsiasi taglia di solito mi stringono sui seni. Sono stufa marcia di ritrovarmi in corridoi nascosti o sezioni di negozi cercando vestiti che mi vadano bene, così come sono stufa marcia di comprare magliette etichettate “da uomo” e biancheria intima etichettata “da donna”.

4. Gli aerei: volare per me è stressante. Il mio corpo grasso e massiccio è sempre stipato in un sedile che è troppo piccolo per molte persone, non solo per me.  I poggia-braccia costringono e limitano il mio corpo in modo doloroso, a volte lasciando piccoli ematomi sulle mie anche e cosce. Ma ancora prima di iniziare a lottare con il sedile e la cintura, vengo emotivamente forzata dentro un’etichetta sessuale arbitraria mentre prenoto il viaggio. Sono “maschio” o “femmina”? A volte è qualcosa di comico, soprattutto quando prenoto per viaggiare (scomodamente e a risparmio) verso una città per andare a parlare di come sia essere intersex negli Stati Uniti. Spesso e volentieri, è emotivamente faticoso e difficile e un promemoria tangibile di una delle ragioni, professionali e personali, per cui mi sento obbligata a continuare ad andare alle conferenze per discutere di questioni intersex.

3. I medici: I medici che hanno un’attitudine positiva verso l’essere grassi sono tanto rari quanto i medici che non medicalizzano l’intersessualità. Trovo davvero deprimente che i medici prendano immancabilmente in mano lo scalpello per mettere a posto i corpi intersex mutilandoci i genitali, così come raccomandano invariabilmente che io prenda seriamente in considerazione una soluzione chirurgica a quella che hanno classificato come la mia obesità patologica. Mi chiedo se quando ero più giovane i chirurghi avrebbero offerto ai miei genitori un paghi-uno-prendi-due: “Possiamo rimuovere i suoi testicoli e l’80% del suo stomaco insieme per un prezzo scontato!”.

2. I genitori: Non sono un genitore, almeno non di un essere umano, ma so rispettare il fatto che i genitori desiderino che i loro figli siano felici, sani, di successo, eccetera. Ma questi desideri di figliɜ “ideali” (anche se in buona fede) sono legati al corpo “ideale” che è o femmina o maschio. La maggior parte dei genitori non sperano che il figlio sia intersex quando sanno di avere una gravidanza o progettano un’adozione. Di solito (si spera) imparano ad accettare i tratti intersex del/la figliə dopo aver avuto contatti con aultɜ intersex e altri genitori di bambinɜ intersex, ma arrivarci può essere essere un percorso difficile e tormentato. Allo stesso modo, la maggior parte dei genitori non vuole un figlio grasso, ed è comprensibile, perché spesso vengono messi alla gogna per com’è il corpo del figlio, come se il fatto di avere un figlio grasso volesse dire che stanno facendo qualcosa di sbagliato come genitori. Mi chiedo come sia essere un genitore che mette in discussione il bisogno di un figlio “ideale” e la presunzione che ciò implichi un corpo “ideale”.

1. L’amore: Anni fa, quando cominciavo a sperimentare l’intimità sessuale, temevo che i miei partner mi avrebbero lasciata se avessero saputo che sono intersex. Come molte altre persone intersex, mi chiedevo se avrebbero pensato che c’era qualcosa di diverso in me a causa della forma, del tatto e dell’aspetto della mia vagina, delle mie areole, eccetera. Avevano compreso che ero intersex? O, cosa ancora più importante, mi avrebbero trovata ancora sessualmente attraente se avessero saputo che ho una vagina ma non l’utero, cromosomi XY e, prima che fossero rimossi chirurgicamente senza il mio consenso, dei testicoli? Il mio corpo grasso mi lascia con molte delle stesse preoccupazioni e delle stesse domande. Mi ameranno senza vestiti e a luce accesa? Oggi, quando ho rapporti sessuali, la mia intersessualità non interferisce su come mi sento a letto, ma il mio essere grassa sì, figurativamente e, sì, a volte anche letteralmente. E sono stufa marcia di questo. Come posso imparare ad amare tutti gli aspetti del mio corpo grasso e intersex?

Dieci anni fa non avrei osato definirmi intersex pubblicamente, figuriamoci dire di essere orgogliosa di esserlo. Ma ci sono arrivata riconoscendo e accettando, personalmente e professionalmente, quella parte del mio corpo.

E adesso non scambierei l’essere intersex con nulla al mondo.

Oggi concludo questo pezzo sperando che segni l’inizio di un nuovo ma simile  progetto di auto-liberazione dove alla fine imparo ad amare il fatto di essere #IntersexyFat. Confesso che non sono sicura di riuscirci, ma senza riconoscere #IntersexyFat non posso nemmeno cominciare a provarci.

 

Ph. Aaron Mayes/UNLV Photo Services

Georgiann Davis è una studiosa e attivista intersex originaria di Chicago, Illinois. È entrata a far parte del Dipartimento di Sociologia dell’Università del Nevada, Las Vegas, nell’autunno del 2014, dopo aver passato quasi dieci anni a studiare l’intersezione tra la sociologia della diagnosi e le teorie femministe.  Nel suo libro Contesting Intersex: The Dubious Diagnosis (2015, NYU Press) Davis esplora come l’intersessualità è definita, esperita e contestata nella società statunitense contemporanea. È stata anche presidente dell’AIS-DSD Support Group (2014-2015) e fa parte del direttivo di interAct: Advocates for Intersex Youth.

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