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Nthabiseng Mokoena – video intervista – The Interface Project

INTERSEXIONI

sostiene e promuove

The Interface Project 

     progetto che raccoglie e condivide storie di vita e testimonianze di persone con tratti intersex       (o con differenze nello sviluppo sessuale) con l’obiettivo di diffondere il messaggio secondo cui:

 No Body Is Shameful!

Nessuno corpo è indegno!

Traduzione, adattamento ed editing di questa video-intervista sono stati resi possibili grazie al progetto di ricerca post-dottorato Marie Skłodowska Curie actions <INTERSEXIONS> n.627162 (FP7-PEOPLE-2013-IOF) di Michela Balocchi e all’Intersex Human Rights Fund di Astraea Lesbian Foundation for Justice.

La video-intervista di Nthabiseng Mokoena



Maggiori informazioni su Nthabiseng Mokoena qui
.

Di seguito il testo dell’intervista tradotto e adattato in Italiano da Eleonora Briscoe, editor Michela Balocchi, PhD.

Ciao, mi chiamo Nthabiseng Mokoena, vengo dal Sud Africa e sono nata intersex, sono nata con genitali ambigui e per un lungo periodo della mia vita ho provato profonda vergogna per questo, e siccome il concetto di sesso e genitali non è argomento di conversazione nella cultura africana, non è qualcosa di cui parliamo come africani, ho avuto molte difficoltà ad avere apertura dai miei genitori su chi sono, sulla mia “provenienza”.

Ho chiesto a mia madre un giorno: com’è stato quando mi ha partorita? e non è riuscita a rispondermi. Ho continuato a ripetere la domanda ancora e ancora e non riusciva a rispondermi.

Ma un giorno, siccome mia madre era estremamente premurosa, e mi manca…., perché è venuta a mancare quest’anno, nel febbraio 2012, ma era estremamente premurosa. Ciò che mi ha detto è stato: “L’unica cosa che volevo era che non ti sentissi così addolorata e in vergogna come mi sono sentita io dopo averti fatta nascere.”

Perché mi ha partorita in casa, non in ospedale, e c’erano delle levatrici lì, e nella cultura africana sfortunatamente la nascita di un figlio è responsabilità della madre e se c’è qualcosa che “non va” col bambino, la colpa va alla madre, così si è sentita incredibilmente isolata dopo avermi partorita. E mi ha detto: “Tutto quello che chiedo è che tu non provi lo stesso dolore che ho provato io dopo averti partorita. Non mi vergognavo di aver partorito una figlia come te, ma è perché gli altri mi hanno messa in quella situazione.”

Quindi ci ho messo molto ad accettarmi, e siccome non sono mai stata operata, la vergogna, la vergogna… tutto quello che ho voluto per molto tempo è stato operarmi. Odiavo andare negli ospedali pubblici perché diventavo sempre di più… una cavia per i dottori.

Ero stata così abusata dai dottori, che anche quando mi ammalavo, anche se stavo molto male, non riuscivo ad andare dal medico. Gli unici dottori da cui potevo andare erano medici privati ma costavano e non potevo permettermeli. Ed ero così arrabbiata con me stessa di non potermi permettere medico privato, perché avevo bisogno di quell’operazione. Era questo che mi diceva la testa. 

Ma più ho conosciuto persone come me, più ho capito quanto… sono privilegiata perché non sono stata operata. E sono lieta di non aver subito un intervento alla nascita, perché chi lo ha subito adesso sta passando dei momenti molto difficili. I loro interventi chirurgici hanno avuto effetti molto negativi. 

E così non mi vergogno più di chi sono. Mi amo, e voglio dire alle persone intersex che non potete aspettarvi che gli altri vi amino se prima non vi amate voi stesse. E di vivere la vostra vita, perché: “No body is shameful.”

Grazie.

Qui lo script originale in inglese

Qui la pagina dedicata a tutte le video-interviste che abbiamo tradotto.

The Interface Project_titolo_loghi

The Interface Project.03

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