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Sean Saifa Wall – video intervista – The Interface Project

INTERSEXIONI

sostiene e promuove

The Interface Project 

     progetto che raccoglie e condivide storie di vita e testimonianze di persone con tratti intersex       (o con differenze nello sviluppo sessuale) con l’obiettivo di diffondere il messaggio secondo cui:

 No Body Is Shameful!

Nessuno corpo è indegno!

Traduzione, adattamento ed editing di questa video-intervista sono stati resi possibili grazie al progetto di ricerca post-dottorato Marie Skłodowska Curie actions <INTERSEXIONS> n.627162 (FP7-PEOPLE-2013-IOF) di Michela Balocchi e all’Intersex Human Rights Fund di Astraea Lesbian Foundation for Justice.

La video-intervista di Sean Saifa Wall

Maggiori informazioni su Sean Saifa Wall e lo script originale in inglese qui.

Di seguito il testo dell’intervista tradotto e adattato in Italiano da Eleonora Briscoe, editor Michela Balocchi, PhD.

Ciao, mi chiamo Sean Saifa Wall, mi è stato chiesto di fare un video. La prima cosa che mi colpisce, siamo all’ultimo giorno della conferenza AIS/DSD qui a Boston… e torno con la sensazione… con un mix di sensazioni, ma penso che una di queste sensazioni sia un senso di gratitudine per mia mammail pensiero di quanto mia mamma sia stata coraggiosa e di come abbia lottato per i miei diritti e per quelli dei miei fratelli.

Sono uno dei sette in famiglia ad avere la AIS (sindrome da insensibilità agli androgeni).

Credo di avere una AIS parziale e credo che faccia senz’altro parte del nostro retaggio familiare, e mia mamma è stata davvero adamantina: “niente chirurgia genitale”, e sul prendere di petto il personale medico che si occupava di noi.

E’ stata davvero ferrea nel dire: “i miei figli hanno diritto all’integrità genitale”, fate quello che dovete ma non toccate i genitali. E ne sono così lieto, è lei che ringrazio. 

Mamma, se stai guardando: Ti sono riconoscente. Ti sono riconoscente perché non sarei la persona che sono oggi se tu non avessi lottato per me. Sono commosso, ti sono veramente riconoscente. E… questo è quello che volevo dire. 

Quello che ho in cuor mio in questo momento: che anche se alcune persone hanno subito interventi ai genitali e altre no: “No body is shameful”. A prescindere.

Stando qui, penso a quando di recente ero a una conferenza alla Emory University di Atlanta. E’ lì che vivo: “Atlanta, Georgia!” Era un discorso alla facoltà di medicina di Emory e c’erano rappresentanti di diverse categorie di persone: gente trans, gente gay, gente gay religiosa. Gente di ogni tipo. E poi c’ero io! Ero il tipo con l’AIS, la persona intersex. E quando ho raccontato la mia storia, parte della storia, non puoi raccontarla tutta in pochi minuti, ma penso ci fosse trepidazione da parte degli studenti di medicina del primo anno di saperne di più. Credo che volessero davvero diventare i migliori dottori possibili, e probabilmente nel pubblico c’era qualcuno a cui non importava affatto di noi. Ma sentivo che quando stavo parlando del mio corpo, delle mie personali esperienze col personale medico, percepivo che il pubblico era concentrato e mi piacerebbe che ci fossero più opportunità per il personale medico e per i diretti interessati di entrare in contatto perché penso che possiamo imparare gli uni dagli altri.

Penso che ci siano cose che possiamo imparare dai dottori e che ci siano cose che i dottori possono imparare da noi.

Sono decisamente pieno di speranza soprattutto quando vedo i giovani direttamente interessati che corrono, e giocano, e che fanno semplicemente i bambini!

E penso sia così stimolante contribuire ad una generazione di giovani emancipati che guiderà noi e che guiderà questo movimento che stiamo creando.

Mi fa sentire così felice e mi riempie il cuore. Sì, sono lieto, sono riconoscente, che saranno questi giovani a portare lo stendardo che dice: “No Body Is Shameful.” Sì, mi fa spuntare questo sorriso sciocco, perché: “Sono felice!”

Grazie di avermi ascoltato.

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The Interface Project.03

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