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Tutto quello che non sapevate di voler sapere sull’aborto

di Josef Zorn per Vice, 28 Febbraio 2014

Fondato nel 2007, il Museo della Contraccezione e l’Aborto di Vienna è unico nel suo genere. Non c’è altra esposizione al mondo che faccia omaggio in maniera così estesa ai diversi metodi e oggetti concepiti e utilizzati nel corso della storia per contrastare la riproduzione.
La settimana scorsa ho chiamato Christian Fiala, il direttore del museo (nella foto sotto, a sinistra) che ha accettato di farmi da guida e di illustrarmi quello che sapeva sulla storia della contraccezione e dell’aborto. Ecco cosa mi ha raccontato.
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Il mio interesse per la questione – considerata un grande tabù in Austria, e in particolare nella regione alpina del Tirolo, dove si rifiutavano di affittare un appartamento a me e la mia ragazza perché non eravamo sposati – non è del tutto immotivato.

All’inizio dei miei studi di medicina ero rimasto scioccato nel constatare che i miei colleghi non avevano idea di come proteggersi dalle malattie sessuali e da gravidanze non volute, e questo nonostante la loro formazione.

Dopo aver trascorso un anno in Thailandia, dove ho visto donne morire nel tentativo di abortire da sole, ho deciso di fare qualcosa. Volevo aiutare le vittime e educare i loro partner sui rischi e sulle possibilità a disposizione, specialmente quando la loro scelta non coincideva con la paternità.

 L’Austria ha uno dei più alti numeri di gravidanze interrotte in Europa, con circa 30.000 donne all’anno che cercano di abortire. Inoltre, l’assistenza sanitaria austriaca è l’unica nell’Europa Occidentale a non coprire i costi dell’aborto, nonostante sia legale. La legislazione nazionale sul controllo delle nascite è molto conservatrice e ipocrita.

L’obiettivo principale del museo è educare i visitatori sul controllo delle nascite e renderli partecipi della terribile storia dell’aborto attraversi i secoli e le assurde credenze che lo circondavano.

 

DESTRA: la didascalia recita "'preservativi Diva, fatti di gomma di seta. La mia protezione legale distesa!" SINISTRA: un preservativo fatto con la vescica di pesce, che secondo le testimonianze giunte fino a noi veniva usato già da Re Minosse nel 1200 a. C.

DESTRA: la didascalia recita “‘preservativi Diva, fatti di gomma di seta. La mia protezione legale distesa!” SINISTRA: un preservativo fatto con la vescica di pesce, che secondo le testimonianze giunte fino a noi veniva usato già da Re Minosse nel 1200 a. C.

Viaggio molto, e nel corso di varie conferenze e visite da amici specialisti in tutto il mondo ho raccolto informazioni e oggetti affascinanti. Prima che Charles Goodyear inventasse il primo preservativo in gomma naturale vulcanizzata nel 1855, si usava ogni genere di cose per la contraccezione: pelle di pesce, appendici di pecora, budella…
Si trattava di cose reali, ma non erano molto affidabili.

In Europa era normale controllare le nascite usando docce vaginali dopo il sesso. Ovviamente, un metodo estremamente inefficiente.

Nel Novecento, le spugne venivano usate come diaframmi e i lombrichi venivano iniettati di urina per verificare l’eventuale gravidanza di una donna. Non ha funzionato molto.

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Anche le rane erano usate come test di gravidanza tra il 1945 e il 1965, e al contrario dei lombrichi erano anche piuttosto affidabili.

Come per i lombrichi, si iniettava l'urina di una donna in una rana femmina. Se la rana ovulava e deponeva le uova, era chiaro la presenza dell'ormone che segnala la gravidanza.

Come per i lombrichi, si iniettava l’urina di una donna in una rana femmina. Se la rana ovulava e deponeva le uova, era chiaro la presenza dell’ormone che segnala la gravidanza.

Intorno agli anni Sessanta, i test iniziarono ad essere un po’ diversi. Un metodo contraccettivo particolarmente assurdo era la soda frizzante. Alcune testimonianze raccontano di come, dall’inizio del Ventesimo secolo fino agli anni Cinquanta, la Coca Cola fosse usata come lavanda vaginale dopo il sesso. Ovviamente era poco pratica e inefficace, perché l’acido carbonico non è in grado di danneggiare lo sperma come si pensava.

Questa è un’invenzione piuttosto stupida: un tappo uretrale di legno. Guardandolo sembra ridicolo e francamente pericoloso, ma alcuni uomini disinformati sembrano averlo usato. Non c’è niente di positivo da aggiungere a proposito.

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Fino a circa il 1900 il metodo predominante per controllare le nascite consisteva nella terminazione di gravidanza. Da lì in avanti, per circa 70 anni, la terminazione illegale di gravidanza veniva praticata tra il quarto e il quinto mese.  In molti paesi in via di sviluppo (specialmente nelle ex-colonie) questa pratica è ancora comune.

A partire dal 1970, con la legalizzazione dell’aborto è stata introdotta la terminazione chirurgica effettuata fino alla decima settimana di gravidanza. Negli anni Novanta è stata invece sviluppata quella che permette di intervenire fino alle sesta settimana. Oggi, la forma più potente di controllo delle nascite è la semplice prevenzione.

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Prima che l’aborto fosse legale le donne di tutta Europa morivano a causa di atti brutali che si auto inducevano nella speranza di abortire.

Praticamente è stata utilizzata ogni sostanza e ogni oggetto presente sulla terra per provare a provocare un’interruzione di gravidanza.

Gli elettrodomestici che vibrano molto, come questo della Bosch per il bucato, venivano portati nella vasca da bagno e posti sul ventre per indurre un aborto spontaneo.

La lavatrice a vibrazioni della Bosch, utile per ogni faccenda domestica.

La lavatrice a vibrazioni della Bosch, utile per ogni faccenda domestica.

Nel corso del tempo sono morte moltissime donne e, sebbene non abbiamo cifre certe, abbiamo comunque una vaga idea. Fino al 1975, gli ospedali avevano tre reparti principali per queste cose e sia quello di ginecologia che di ostetricia erano già della stessa importanza e grandezza che hanno oggi. 

Strumenti per l'aborto (dal Museo Criminale di Dresda) 1919 - 1933

Strumenti per l’aborto (dal Museo Criminale di Dresda) 1919 – 1933

Il terzo reparto, quello di chirurgia settica, era grande quanto gli altri due e curava le donne con la setticemia e tossiemia, ovvero quelle che si avvelenavano nella speranza di interrompere la gravidanza.

Bisogna rendersi conto dei livelli di impotenza e stress psicologico che una donna fertile doveva affrontare al tempo. Partorire era una cosa incredibilmente traumatica e portava ad una disperazione per noi oggi inimmaginabile. La gente continua a camminare per il museo scuotendo la testa perché il pubblico occidentale medio non conosce più queste paure esistenziali.

I saponi venivano impiegati spesso negli aborti illegali. Venivano inseriti nella cervice fino a provocare un aborto spontaneo. Sfortunatamente, la morte della donna era altrettanto comune. 

Come dicevo prima, si è provato ad utilizzare tante cose diverse. Il 99,9 percento di questi tentativi erano vani, ma quello 0,01 percento di soluzioni che funzionavano venivano accolte come rivoluzionarie, e la pillola ne è un esempio.

Quasi nello stesso momento in cui fu introdotta la pillola nel 1960, furono anche sviluppati i primi prototipi di spirale e anelli.

L’introduzione della pillola, la prima semi-dominazione dell’uomo sulla fertilità biologica, è stato il secondo traguardo più importante della storia umana, subito dopo la scoperta del fuoco e di come domarlo.

È solo grazie a metodi efficienti di contraccezione che possiamo permetterci di organizzare la fertilità in base alla nostra vita e non il contrario, come accadeva un tempo. La gente non si rende conto che prima che esistesse la contraccezione una donna rimaneva incinta una media di 15 volte tra i 15 e i 50 anni.

Qualsiasi formazione socio-culturale dal 1960 ad oggi non sarebbe stata possibile senza la contraccezione chimica. Non ci sarebbe stata l’emancipazione. Non staremmo qui a leggere questo articolo, perché avremmo avuto molti bambini da tenere a bada. La Rivoluzione Sessuale del 1968 sarebbe finita dopo nove mesi.

Solo per darvi un esempio: recentemente si è rivolta a noi una ragazza di 17 anni che aveva intenzione di terminare la propria gravidanza. E aveva già una famiglia con altri due bambini. Non ha mai usato nessun tipo di protezione ed ecco il risultato: è la natura che fa il suo corso.

Mai come oggi esistono così tanti ed efficaci metodi per il controllo delle nascite, eppure molte donne li rifiutano a favore della “contraccezione naturale”. È un paradosso; hanno diffidenza verso gli ormoni e i medicinali.

SINISTRA: la didascalia recita: "Donna. Sei libera. I giorni dell'anno in cui non ti devi preoccupare della contraccezione". DESTRA: uno strumento che aiuta a calcolare i suddetti giorni.

SINISTRA: la didascalia recita: “Donna. Sei libera. I giorni dell’anno in cui non ti devi preoccupare della contraccezione”. DESTRA: uno strumento che aiuta a calcolare i suddetti giorni.

Quello che queste donne dimenticano, però, è che se seguissero davvero la “natura” si dovrebbero preparare a circa 15 gravidanze indesiderate nella loro vita. Spesso la natura viene raccontata come un magnifico paradiso, ma è un’illusione. La natura è brutale, senza scrupoli, e se ne fotte degli individui.

Fino al 2002 in Nepal l’aborto era illegale e veniva severamente punito, a volte anche con l’ergastolo. In più, queste terminazioni di gravidanza illegali hanno provocato centinaia di morti ogni anno. La mortalità materna in Nepal al tempo era una delle più alte in tutta l’Asia. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, prima della legalizzazione nel 2002, quasi 1.500 nascite su 100.000 finivano con la morte della donna.

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Da quando è stata aperta la nostra clinica per gli aborti qui a Vienna, nel 2003, e con la conseguente apertura del museo nel 2007, i fanatici dell’organizzazione Human Life International e di altri gruppi cristiani hanno preso a manifestare di fronte all’edificio. Cercavano di terrorizzare i nostri pazienti. Da quando abbiamo iniziato a chiamare la polizia, le cose si sono calmate.

Purtroppo con queste persone non si può parlare in maniera obiettiva. Sono, se vuoi, psicologicamente confinati nel loro recinto. Non è nemmeno possibile intavolare una discussione normale. Questa è la vera tragedia. Non gli aborti ma il fatto che ad oggi gente come questa può piazzarsi davanti alla nostra clinica e spaventare le donne che invece vengono per cercare aiuto. Ho anche ricevuto delle minacce di morte anonime.

Ma non parliamone più. Non aiuta la causa. Non si criticano gli analfabeti perché leggono il giornale sbagliato. La sola e unica cosa più importante è che ci siano dei professionisti con la necessaria esperienza che aiutino le donne che hanno bisogno di supporto.

Le immagini, didascalie e gli oggetti esposti sono stati gentilmente concessi dal Museo della Contraccezione e l’Aborto.

Foto di Veronika Mathes

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