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Sicurezza sì, propaganda no

di Miriam Abu Eideh

su Sedicigiugno di Foligno (dicembre-gennaio)

Sentirsi sicurз è un bisogno basilare dell’essere umano. Già Abraham Maslow, psicologo statunitense, ne aveva segnalato la portata quando, disegnando la sua famosa piramide nella quale i bisogni sono ordinati per livello di importanza, inserì il bisogno di sicurezza poco sopra la base, subito dopo i bisogni fisiologici e subito prima di quelli di appartenenza.

Negli ultimi anni il tema della sicurezza ha dettato l’agenda di quasi tutti i politici, di qualunque schieramento, ed è entrato di diritto nel dibattito pubblico. Si fa un gran parlare di ronde, controllo del vicinato, legittima difesa, telecamere per le strade; alcuni sindaci, forse esagerando a fronte delle statistiche che ci parlano di reati in calo, invocano addirittura l’esercito per contrastare la criminalità. E a scuola?

Anche noi che viviamo la scuola ogni giorno – studentз, genitori, docenti, personale ATA, Presidi (odio il termine Dirigenti, penso che le scuole non siano aziende da dirigere ma luoghi in cui apprendere e crescere come cittadinз) – chiediamo di poter frequentare in sicurezza il nostro ambiente di studio e lavoro, rivendicandolo con forza.

La sicurezza che invochiamo è, però, qualcosa di poliedrico e profondo, che va oltre una semplice telecamera posta sul muro di cinta dell’edificio scolastico o l’episodico ricorso ai cani antidroga per prevenire lo spaccio, di fatto spostando il problema qualche metro più in là.

Sicurezza a scuola significa sapere che uno studente disabile avrà l’insegnante di sostegno fin dall’inizio dell’anno scolastico, senza ritardi, che questo insegnante sarà specializzato e sarà coadiuvato da educatrici ed educatori professionali e non semplici assistenti ad personam, privз di un titolo idoneo e inviatз da cooperative poco serie che impiegano personale sottopagato e non opportunamente formato.

Significa sapere che un consiglio di classe non vedrà cambiare docenti più volte all’anno, tutti gli anni poiché, essendo precari/e, alla fine delle lezioni il loro contratto scadrà, oppure, durante l’anno, saranno raggiuntз da una chiamata per una supplenza più vantaggiosa in termini di durata o di ore lavorate e giustamente accetteranno, andandosene. Un turnover così frenetico è disorientante, impedisce alle alunne e agli alunni di trovare stabilità e punti di riferimento nellɜ propriɜ insegnanti, parimenti impedisce al consiglio di classe di farsi comunità educante, solida e stabile, e ne inficia di fatto il lavoro per quell’anno e per quelli a venire.

Sicurezza significa sapere che le studentesse e gli studenti non saranno convogliatз verso quel certo plesso scolastico, quel determinato istituto, quello specifico indirizzo di studi secondo una logica di apartheid, tendente a separare i/le figli/e di chi conta dai/lle figliз di nessuno, lɜ italianɜ dallɜ stranierɜ, quellɜ problematichɜ da quellɜ mansuetɜ, chi vive situazioni di povertà educativa da chi può contare su plurimi stimoli culturali in famiglia.

Concentrare tutta la sofferenza economica e socioculturale in un unico posto crea ghetti insicuri, farsi tuttз carico di un pezzetto di questa sofferenza evita la costituzione di polveriere pronte a esplodere.

Sicurezza a scuola significa varcare la soglia dell’istituto sapendo che l’edificio è a norma, sapendo che non si starà per sei, nove ore al giorno in aule senza riscaldamento, con le finestre che non chiudono, con indosso il giaccone come se si fosse all’esterno, stipatз in classi pollaio non rispettanti la capienza reale della stanza.

Sicurezza a scuola significa, infine, sapere che l’assetto dell’intero sistema non sarà stravolto a ogni cambio di governo da una serie di riforme insensate, prive di una vera dimensione pedagogico-didattica e di una visione di lungo periodo.

Togliamo Storia dell’Arte! Basta con la Geografia! No, un attimo, rimettiamo la Geografia, ma togliamo la Chimica! Educazione Civica a scuola! Anzi no, Educazione Ambientale! Ma chi la deve insegnare? Boh… Allora togliamola e mettiamo il Coding! Ma ai professionali le ore di laboratorio sono troppo poche, questз ragazzз non sanno fare più niente. Allora più ore di laboratorio, ma togliamo il Coding! Basta con le conoscenze, adesso sono importanti le competenze, nei Paesi anglosassoni lo fanno da vent’anni! Ma nei Paesi anglosassoni stanno abbandonando l’insegnamento per competenze, perché hanno scoperto che gli/le studenti sono competentissimз, però non sanno più nulla. Eh vabbè, tra vent’anni ci porremo il problema anche noi!

Ben venga la sicurezza nelle scuole, dunque, ma che sia REALE.

 

 

 

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