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Argentina: avere un’identità tra genere e società

di Maria Florencia Gonzàlez Leone, psicologa argentina

Il 25 e 26 Ottobre, a Napoli si è svolto il convegno internazionale dell’Osservatorio

Nazionale dell’Identità di Genere (ONIG), nel quale diversi professionisti, studiosi e interessati nell’argomento hanno discusso e scambiato idee sulle varianze di genere.

Quali sviluppi? Per quale futuro? Recitava la locandina… Domanda che ancora risuona nella mia mente.

Un aspetto sul quale mi sono trovata a riflettere, è il senso d’impotenza che si prova di fronte a uno Stato che non risponde come dovrebbe e attraverso le leggi, alle nuove esigenze della società. Uno Stato che non garantisce il diritto di ogni essere umano a vivere liberamente, come è conforme a un paese democratico.

Io vengo dall’Argentina, un paese in cui la dittatura militare ci ha lasciato trenta mila “desaparecidos” e tutta una società ferita, una storia che è piena di vuoti. Sono migliaia i libri, gli archivi e la storia che è stata bruciata, distrutta, come migliaia le famiglie di tutto il paese. Il motivo? Risolvere la problematica della diversità (di idee, di ideologie, ecc.) attraverso l’eliminazione della “diversità”. Trenta mila desaparecidos! 30 mila! per capire l’importanza della libertà di pensiero, di espressione, di ideologia e di vita in qualunque paese al mondo.

argentina_plazaAncora oggi, ogni Giovedì nella “Plaza de Mayo” di Buenos Aires, un gruppo di donne, chiamate Madres de Plaza de Mayo, lotta per il diritto a sapere dove sono finiti i corpi dei loro figli e dove sono oggi i loro nipoti. Qual è lo scopo ultimo di questa lotta? Il diritto all’identità! L’Argentina è un paese che ancora oggi prova a lottare con molto sudore ogni giorno per ricostruire la sua identità. Noi argentini abbiamo un’identità spezzata, rubata, negata che stiamo provando a mettere insieme attraverso la riappropriazione di ogni pezzo di un grande puzzle che ci permetterà di arrivare a scoprire chi siamo. Tutto questo è possibile solo attraverso la difesa della memoria, del rispetto per le idee proprie ed altrui e soprattutto con leggi che tutelano i diritti di ogni singolo cittadino.

Un’identità ha diversi modi di essere “rubata”, e per questo quando al convegno ascoltavo l’esigenza e il dispiacere dei cittadini italiani per la mancanza di leggi in Italia rispetto all’identità di genere, ho iniziato, un po’ inconsciamente, a porre in associazione questi temi tra loro, in special modo le identità rubate, perché un governo che non garantisce i diritti di ogni singolo individuo alla fine sta rubando a quel cittadino il suo diritto a esistere.

In Argentina queste leggi oggi finalmente ci sono, ma è tutto un sistema che deve crescere e svilupparsi, giorno per giorno, per la ricerca di una “inclusione sociale” vera, che superi i limiti di una discussione puramente astratta e arrivi al reale: “l’applicazione nel sociale di quelle leggi”. Quindi, pensando alla situazione italiana, il primo restano comunque “le leggi”, senza leggi non si può iniziare un vero e possibile cambiamento.

E questo, i politici, dovrebbero saperlo! Certamente, senza dimenticare che questo processo dovrà essere sviluppato insieme all’educazione! Negare al popolo l’educazione (e non dico solo scolastica ma innanzitutto civile) è boicottare qualunque progetto abbia una società. E noi argentini conosciamo bene le catastrofi che comporta la mancanza di educazione. Un popolo ignorante è un popolo senza libertà perché solo la conoscenza ci rende veramente liberi e capaci di scegliere per noi stessi. Allora senza libertà come chiamarci popoli democratici?

ATTTArgentinaLa legge sull’identità di genere in Argentina, numero 26.743, permette che le persone trans* (travestiti, transessuali e trans gender) siano iscritte all’anagrafe e nella carta di identità col nome e il sesso che loro stessi hanno scelto. Inoltre questa legge consente e comporta che tutti i trattamenti medici di adeguamento all’espressione di genere siano garantiti dal sistema sanitario nazionale, sia pubblico sia privato.

La legge 26.743 è stata approvata il 9 maggio di 2012 e a oggi è l’unica legge al mondo che non patologizza la condizione trans.
Il 10 dicembre del 2013, in Argentina, si festeggiano i primi 30 anni di democrazia.

È una data concreta e simbolica per ricordare che, nè in Argentina né in nessun altro paese del mondo, si debbano attendere 30 mila desaparecidos per capire il vero senso della vita e il diritto a esistere… Mai Più!!

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