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Sulla rivista Left per la prima volta si parla di intersex

“Intersessuali” di Chiara de Carolis in Left, n.44, 9 Novembre 2013

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La Germania riconosce per legge l’intersessualità. Ma tra codice civile e società il divario resta. A Berlino come altrove

Lorenzo è «alto, pelato, con gli orecchini», come si definisce lui. Lorenzo è uno studente romano che in età adulta ha scoperto di essere intersex – senza un sesso scientificamente definito. Fosse nato nella Germania di oggi, sul suo certificato anagrafico ci sarebbe una “X”. O una casella vuota, come prevede la legge entrata in vigore il primo novembre a Berlino, che consente di non indicare il sesso all’atto della nascita quando non sia possibile stabilire con chiarezza l’appartenenza di genere. Ma quella legge a Lorenzo non piace. «La “X” tedesca è persecutoria», spiega, «e non mette in discussione il potere medico». Un obiettivo che invece aveva animato i promotori della normativa. «Non si considera il contesto più ampio», prosegue Lorenzo, «perché oggi l’intersessualità è considerata una malattia. Si pretende di discuterne solo a livello medico. Invece si dovrebbe mettere in luce che non si tratta di una patologia, ma semplicemente di una condizione. Usando la parola disturbo si creano molti tabù».

Un’opinione condivisa anche dalla sociologa e ricercatrice fiorentina Michela Balocchi, tra le poche a occuparsi del tema. «Di prassi, dalla metà del secolo scorso, in presenza di genitali non identificabili come chiaramente femminili o maschili molti neonati venivano sottoposti a interventi chirurgici. Ma questa non può essere considerata come l’unica soluzione nel caso di atipicità genitale alla nascita. E la contestazione», aggiunge Balocchi, «viene dalle stesse persone intersex che hanno subito l’intervento e che ne denunciano gli irreversibili e dolorosi effetti, mutilanti e traumatizzanti, nonché il senso di vergogna e di stigma per essere stati etichettati come sbagliati e diversi solo per l’aspetto dei propri genitali».

Lorenzo ha provato queste sensazioni. «I medici si approcciano alle persone intersex come se avessero una malattia, non sanno niente di loro, non dicono quali saranno gli effetti a breve o lungo termine delle terapie e degli interventi. Il discorso sulla malattia serve a creare un individuo speciale, a sottolineare delle diversità, come può essere il cromosoma soprannumerario o la disfunzione. Se la questione principale è il benessere di una persona, se veramente si parlasse in termini di benessere, non si creerebbero inutili mostri». È quello che sostiene anche l’associazione internazionale Ilga (International lesbian, gay, bisexual, trans and intersex association), che contesta  le pratiche di “normalizzazione” inflitte alle persone intersex, senza tenere conto del principio di autodeterminazione che è diritto di ciascun individuo. Anche perché la condizione di intersessualità in alcuni casi non si scopre alla nascita, ma in adolescenza. Succede nei casi asintomatici, come quello di Lorenzo. «Ti immagini scoprirlo dopo i 20 anni? È una cosa fondamentale di te. Nella scienza c’è chi considera le variazioni cromosomiche un disturbo e non una forma di intersessualità, chi viceversa. Io mi sento uomo, maschio, non mi considero né intersex, né una persona con un disturbo. Nel momento in cui la scienza mi dice che ho una malattia (cioè il mio cromosoma aggiuntivo) ma mi considera uomo per i miei organi genitali e mi sottopone a degli interventi o a delle cure ormonali, si perde di vista l’aspetto principale, cioè il mio benessere».

Lorenzo è stato riconosciuto come maschio alla nascita, cresciuto come tale fino a 14 anni, quando ha iniziato  a svilupparsi in lui anche il seno. «Avevo 21 anni quando i medici me l’hanno detto. Il mio problema fondamentale era che provavo il desiderio di avere un corpo maschile e non ho mai avvertito il seno non l’ho mai sentito una parte del mio corpo, quindi ho optato per una mastectomia. Però, dopo, quando mi hanno somministrato la terapia testosteronica (perché il mio corpo non produce un livello normale di ormoni maschili), l’ho percepita come una trattamento indotto: a un certo punto non sono più riuscito a capire quale fosse il desiderio mio e quale quello esterno, dei medici. Non hanno mai chiesto il mio parere. Ho scoperto che quando fai una domanda a un dottore lui solitamente ti risponde con un’altra domanda. Quando ho iniziato la cura di testosterone, era un gel che si spalmava: i medici mi hanno detto di metterlo sulla pancia o sulle spalle la mattina. Dato che io sono freddoloso, l’ho sempre spalmato sulle spalle. Adesso ho una “collana” di peli che prima non avevo, perché il testosterone stimola la crescita di bulbi piliferi. Non mi hanno mai dato informazioni, non mi hanno mai consigliato. Il mio corpo cambiava, mi è cresciuta la barba. Io non ero cosciente che con questa cura sarebbe successo questo. È stato uno shock ».

Lorenzo si è sentito solo. Non ha mai avuto un’assistenza psicologica di base da parte delle strutture sanitarie pubbliche. Ha dovuto rivolgersi a uno psicoterapeuta privato. «Non sono stato affiancato da un percorso psicologico e, a parte le operazioni e la somministrazione di ormoni, nessuno mi ha mai chiesto come mi sentivo. Questo per me è il problema fondamentale. Dopo l’operazione al seno ho cominciato a pensare che avessi ucciso la mia parte femminile, facevo dei sogni in cui moriva sempre qualcuno. Nel sonno emergevano i miei problemi, le mie paure. Non ho costruito l’uomo, ho solo ucciso la donna».

 

About The Author

Michela Balocchi

Dottora di ricerca (Ph.D.) in Sociologia e Sociologia politica, è stata ricercatrice Marie Curie con il progetto ”INTERSEXIONS. The Sociological Aspects of the Management of Intersexuality” (FP7-PEOPLE-2013-IOF European Union Marie Curie Actions n.627162, International Outgoing Fellowship). Il progetto di ricerca sugli aspetti sociologici della medicalizzazione delle persone con tratti intersex o con variazioni nelle caratteristiche di sesso si è svolto tra Stati Uniti e Italia (American University, Washington DC e Università di Verona, 2014-2017). Ha contribuito alla fondazione di "intersexioni" ed è responsabile editoriale dell’omonimo sito fin dalla sua nascita (www.intersexioni.it). Fa parte del gruppo di ricerca PoliTeSse (Università di Verona) dalla sua fondazione ed ha contribuito alla stesura del suo Statuto, www.politesse.it Dal 2018 fa parte del comitato editoriale della Collana 'Teoria e ricerca sociale e politica' della casa editrice Edizioni AltraVista. Dal 2013 al 2016 ha fatto parte del direttivo di Certi Diritti in particolare per l'area intersex. Principali aree di ricerca: studi di genere, disuguaglianze sociali, gestione medica dell'intersessualità e diritti umani delle persone intersex. Qui alcune tra le sue pubblicazioni https://univr.academia.edu/MichelaBalocchi Michela Balocchi, PhD in Sociology and Political Sociology; Marie Curie Fellow (2014-1017) at the American University - Washington, and at the University of Verona, with a project on the Sociological Aspects of the Management and Medicalization of Intersex. She has collaborated with many Universities (Florence, Bergamo, Perugia, Arezzo, etc.) as lecturer, adjunct professor, and researcher. She is on the board of the Center of Research PoliTeSse (University of Verona), Politics and Theories of Sexuality since its born (www.politesse.it). She is co-founder of the group "intersexioni" and web editor of the namesake website. She has been working on the first multidisciplinary collective book in Italy on intersex issues, as curator, and on a collective book composed of intersex personal stories and histories of intersex organizations, in English, as creator and co-curator. Here some of her publications: https://univr.academia.edu/MichelaBalocchi

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