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Transfemminicidi a Città del Messico

“Non lasciamo che ci frenino il volo”, di Aerial Osni

Transfemminicidi e femminicidi: “emergenza” quotidiana a Città del Messico

di Roberta Granelli per intersexioni

Venerdì 14 ottobre 2016, dopo circa due ore di presidio alla Glorieta de los Insurgentes, molte/* di noi si sono dirette/* verso la camera ardente per Alessa.

Alessa Flores, attivista per i diritti delle persone trans, sex worker, è stata uccisa nella camera di un hotel dove lavorava, vittima di una estrema e sistematica violenza machista che in questi giorni nella zona di Città del Messico ha incrementato la sua brutalità e ha seminato uccisioni quotidiane che purtroppo sembrano continuare.

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Foto di Roberta Granelli

I femminicidi, già tristemente famosi in questo paese il cui caso di Campo Algodonero ha dato la possibilità di tipificarne il reato a livello internazionale1, si sommano oggi ai transfemmincidi soprattutto di lavoratrici sessuali, come se gli assassini si ispirassero gli uni con gli altri.

In questa città dove, secondo le istituzioni, tutto sta diventando così “rosa”, così “pink”, così “friendly”, così “equa” per le donne e per la popolazione lgbti2, i funzionari pubblici che hanno seguito il caso di Alessa hanno tentato due volte di far risultare la sua morte prima un caso accidentale dovuto all’alcol e poi addirittura un suicidio3.

Qualche settimana fa le istituzioni di Città del Messico hanno accolto la manifestazione nazionale per la famiglia (declinazione messicana delle manifestazioni che riuniscono i movimenti cattolici, cristiani e le estreme destre in vari paesi e che qui hanno rivelato una strana alleanza internazionale tra l’italiana Forza Nuova e i neonazisti messicani) (http://www.jornada.unam.mx/2016/09/25/politica/002n1pol).

Le organizzazioni lgbti istituzionali in linea con il governo cittadino, anch’esso rosa, utilizzano una retorica di pacificazione con chi sostanzialmente non è in grado nemmeno di tollerarli e che continua a considerarli “contro natura”, seguendo perfettamente la logica di un riconoscimento eteronormativo e una retorica basata su “l’amore è amore” completamente spoliticizzata.

Continuano ad essere uccise donne, trans, compagne, amiche, attiviste, madri, sorelle ed i loro assassini continuano ad essere lasciati liberi. Nell’omicidio di Paola anche lei lavoratrice sessuale trans, due compagne ne sono state testimoni oculari e nonostante ciò l’assassino è stato rilasciato il giorno successivo.

Perché nella città LGBTTTI amigable (friendly) ha vinto la retorica del pinkwashing4 dove tutto si nasconde sotto la coltre di una parvenza di apertura e avanguardia culturale, perché nella città dei matrimoni gay e delle adozioni per coppie dello stesso sesso (modifica all’articolo 146 e successivi del Código Civil Local/2009) si continua a non ricevere giustizia per femminicidi, transfemminicidi e aggressioni quotidiane che mettono in cattiva luce le politiche di inclusione, perché a meno di un’ora dalla capitale, nello stato che circonda l’entità federativa (Estado de México), in 18 mesi sono scomparse più di 2000 donne e le istituzioni affermano che invece è necessario verificare le fonti di questi dati.

Alla pari della mano di un qualsiasi assassino e/o stupratore machista, la responsabilità è dello Stato e delle sue istituzioni.

La paura è generalizzata e si sente sulla pelle, nelle ossa, negli sguardi che brillano alla luce delle candele accese per Alessa.

Il 19 ottobre in tutto il Messico si realizzerà lo sciopero generale delle donne, convocato anche in Argentina, e i collettivi e le singole si stanno organizzando per il prossimo 25 novembre, sicure, viste le condizioni attuali di violenza estrema, che si ripeterà la grandissima partecipazione del 24 aprile 2016 denominata ‘#24A Marea violeta’.

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Il grido delle attiviste transfemministe durante la cerimonia in ricordo di Alessa è stato: ‘è necessario iniziare a difendersi’.

Van a volver,

(Ritornerrano,)

las balas que disparaste van a volver,

(i colpi che hai sparato ritorneranno,)

la sangre que derramaste la pagaras,

(il sangue che hai sparso lo pagherai,)

las mujeres que asesinaste no moriran,

(le donne che hai ucciso non moriranno,)

Regresaran!

(Ritornerranno!)

1 La giurisprudenza in America Latina riconosce dal 2009 l’omicidio per ragioni di genere tipificandolo con la sentenza di “Campo Algodonero” [Caso Gonzáles y Otras (“Campo Algodonero”) Vs. México. 16 Novembre del 2009] emessa dalla Corte Interamericana de Derechos Humanos, grado ultimo e definitivo del Sistema Interamericano de Derechos Humanos. La sentenza tratta precisamente di uno dei casi della tristemente famosa Ciudad Juárez donde, quando il 6 Novembre 2001, tre corpi senza vita di tre donne sono stati ritrovati abbandonati in una parcella di terreno (Campo Algodonero).

2 I vagoni della metropolitana hanno una rigida separazione tra donne e uomini per evitare le molestie e le violenze, come anche gli spazi dentro gli autobus (il nuovo style prevede anche i sedili rosa per le donne), la zona dove c’è una maggior concentrazione di bar e locali lgbt è denominata “zona rosa”.

3 Dichiarazione della madre di Alexa durante la camera ardente.

4 ‘Pulizia’ e occultamento dell’attività politica attraverso del riconoscimento di certi diritti civili “rosa” al collettivo lgbti (-Schulman, Sarah. 2011. “Israel and ‘Pinkwashing.’” The New York Times, November 22. Retrieved (http://www.nytimes.com/2011/11/23/opinion/pinkwashing-and-israels-use-of-gays-as-a-messaging-tool.html).

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