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Femmina, maschio e non solo

di Michela Balocchi

in Asilo Politico – Nuovo Corriere di Firenze, 17 Novembre 2011, p.2-3.

L’Italia è un paese in un cui le disuguaglianze sostanziali tra donne e uomini in termini di risorse materiali e simboliche, gestione del potere politico ed economico, opportunità e anche libertà, sono ancora molto forti, talora visibili e dirette, talora indirette e quasi impercettibili (e per questo più difficili da contrastare). Se in pochi ormai pensano che tali disuguaglianze – che vedono generalmente gli uomini in situazioni di privilegio – siano funzionali al sistema o “naturali” e determinate da diversità biologiche, la maggioranza delle persone invece dà ampiamente per scontato che i sessi siano soltanto e unicamente due, e che siano chiaramente e facilmente distinguibili in “femminile” e “maschile”.

Eppure i corpi delle persone intersessuali e i loro cromosomi sessuali, e/o le loro variazioni ormonali, ci indicano che la varietà umana è molto più ricca rispetto al sistema duale di sesso/genere. E ci dicono anche che il binarismo sessuale non riesce a comprendere questa ampiezza e varietà biologica, ma la rifiuta. E nel rifiutarla la patologizza, anche laddove non vi sono disfunzioni e patologie, e la invisibilizza cercando di “normalizzarla” e indirizzarla verso il femminile o il maschile fin dalla tenera età con trattamenti chirurgici invasivi e non necessari per la salute e per il benessere del bambino.

Le pratiche di medicalizzazione degli infanti e dei bambini con atipicità genitale, analizzate già da decenni fuori dal contesto italiano, mettono in luce la costruzione socio-culturale e sistemica del dimorfismo sessuale, l’arbitrarietà delle categorie dicotomiche condizionate dall’eteronormatività e dall’eterosessismo, e  la riduzione della persona e della sua identità di genere a organo sessuale.

L’atipicità genitale viene corretta chirurgicamente e con somministrazione di ormoni in modo tale che si trasformi e si conformi alla dicotomia di genere costruita e spacciata per unica e “naturale” (così da renderla culturalmente indiscutibile), mentre la varietà biologica esistente viene piegata al dimorfismo sessuale, con gravi conseguenze e sofferenze prima di tutto per le persone che la subiscono sulla propria pelle.

Sono proprio le persone intersessuali che dagli anni Novanta hanno iniziato a far sentire la propria voce, testimoniando gli umilianti e dolorosi effetti di lungo termine della chirurgia precoce e chiedendo di essere rispettati e accettati; lottando per il cambiamento dei protocolli medico-chirurgici, per la cessazione degli interventi “normalizzanti” sui bambini e per il diritto al consenso informato. Rispetto all’interventismo tipico della seconda metà del secolo scorso, dunque, qualcosa sta cambiando; la Commissione di San Francisco sui Diritti Umani nel 2005 valutava che l’omofobia, la transfobia e l’eterosessismo sono forti forze sociali che contribuiscono ai processi decisionali per la riassegnazione del sesso e del genere nei bambini intersex. E ancora Frader, bioeticista e pediatra, l’anno prima scriveva: “La medicina può riflettere i comuni pregiudizi sociali o può aiutare la società a sviluppare la tolleranza e il riconoscimento della diversità umana. Noi sottoscriviamo la seconda”.

Ecco allora che guardare il mondo da una diversa e ancora inusuale prospettiva, quella delle persone intersex giustappunto, ci può aiutare a mettere maggiormente a nudo la diffusività e pervasività di strutture culturali e di potere che incidono sui diritti di tutte le persone , limitandoli, e sulla libera autodeterminazione di ciascuno, a partire dal disciplinamento dei corpi sessuati, degli orientamenti sessuali e delle identità di genere.

 

 

About The Author

Michela Balocchi

Dottora di ricerca (Ph.D.) in Sociologia e Sociologia politica, è attualmente ricercatrice Marie Curie con il progetto ”INTERSEXIONS. The Sociological Aspects of the Management of Intersexuality” (FP7-PEOPLE-2013-IOF European Union Marie Curie Actions n.627162, International Outgoing Fellowship). Il progetto di ricerca sugli aspetti sociologici della medicalizzazione delle persone con tratti intersex o con variazioni nello sviluppo sessuale si svolge tra Stati Uniti e Italia (American University, Washington DC e Università di Verona, 2014-2017). Ha contribuito alla fondazione di "intersexioni" ed è responsabile editoriale dell’omonimo sito (www.intersexioni.it). Fa parte del gruppo di ricerca PoliTeSse (Università di Verona) dalla sua fondazione ed ha contribuito alla stesura del suo Statuto, www.politesse.it Dal 2013 fa parte del direttivo di Certi Diritti in particolare per l'area intersex. Principali aree di ricerca: studi di genere, disuguaglianze sociali, gestione dell'intersessualità e diritti umani delle persone intersex. Qui alcune tra le sue pubblicazioni https://univr.academia.edu/MichelaBalocchi Michela Balocchi, PhD in Sociology and Political Sociology; Marie Curie Fellow (2014-1017) at the American University - Washington, and at the University of Verona, with a project on the Sociological Aspects of the Management and Medicalization of Intersex. She has collaborated with many Universities (Florence, Bergamo, Perugia, Arezzo, etc.) as lecturer, adjunct professor, and researcher. She is on the board of the Center of Research PoliTeSse (University of Verona), Politics and Theories of Sexuality since its born (www.politesse.it). She is co-founder of the group "intersexioni" and web editor of the namesake website. She has been working on the first multidisciplinary collective book in Italy on intersex issues, as curator, and on a collective book composed of intersex personal stories and histories of intersex organizations, in English, as creator and co-curator. Here some of her publications: https://univr.academia.edu/MichelaBalocchi

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