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Non è un paese per gay

Ri-pubblichiamo “Non è un paese per gay“, un articolo scritto da uno studente per “La Voce“, il giornale scolastico cartaceo e on-line del gruppo di giornalismo di Kontatto che viene distribuito all’interno degli Istituti Superiori di Borgo San Lorenzo (Fi).

Dalle riflessioni scaturite da questo articolo è nato l’incontro Love is for everyone a cura di intersexioni.

LGBT

 

Non è un paese per gay

di Andrea in La Voce, 20 ottobre 2014

Omosessualità. Nei cinque anni passati al Giotto Ulivi non credo di aver mai sentito pronunciare questa parola, se non dalla professoressa di inglese che ci raccontava la vita di Oscar Wilde. Non che la si debba pronunciare ogni minuto, ma ritengo sia giusto e necessario dedicare del tempo a questo tema.

Essendomi trasferito in Scozia per continuare gli studi, sono venuto a contatto con una realtà totalmente diversa dalla nostra. E non parlo solo del freddo o delle persone che girano in kilt, ma parlo di un atteggiamento molto più aperto e disponibile nei confronti della comunità LGBT. Ne è una dimostrazione il fatto che la maggior parte delle persone in Italia –per non parlare degli aggregati rurali come il Mugello- non sa neanche che cosa voglia dire comunità LGBT. Non sto digitando a caso sulla tastiera: questo strano vocabolo sta infatti a indicare la comunità Lesbica Gay Bisessuale e Transessuale e che in pratica comprende tutti gli individui che non si definiscono eterosessuali (1). Qui in Scozia ogni università ha una propria comunità LGBT, coinvolta in attività di sensibilizzazione, informazione e, ovviamente, di svago.

Quello che sto cercando di dire è che venendo qui mi sono accorto come questo aspetto sia stato completamente assente durante i miei anni di permanenza al Giotto Ulivi. Nessuno, che io ricordi, ha mai organizzato incontri specifici dedicati a questi temi (tranne qualche rara eccezione, come quella dell’Associazione Beecom l’anno passato). Non c’è un gruppo di supporto per i ragazzi e le ragazze non eterosessuali. Programmi a favore di questi temi non sono mai stati presentati nelle liste dei rappresentati di Istituto.

Mi sono chiesto il perché e la risposta che mi è venuta subito in mente è che a nessuno importa. O meglio, nessuno crede che si debba fare qualcosa di concreto in merito.

Purtroppo da noi l’omosessualità è un tabù e l’omofobia è invece all’ordine del giorno. Anche se potete non accorgervene, ogni volta che dite “frocio”, “checca”, “travello” – anche solo per scherzo – siete un po’ omofobi. Perché queste parole sono diventate ormai sinonimo di cose brutte, offensive.

Non solo l’omofobia, ma anche l’ignoranza su temi come il diritto al matrimonio tra persone dello stesso sesso, il mondo LGBT e le battaglie che la comunità porta avanti costantemente è un male.

È proprio per questo che, a parer mio, il Giotto Ulivi dovrebbe agire come modello per le scuole e proporre, magari in accordo con il Comune o l’Unione dei Comuni, un progetto che abbia come scopo l’abbattimento di questi tabù. Professori, studenti, il personale della scuola, tutti dovrebbero essere coinvolti nell’attività di sensibilizzazione e produrre qualcosa di buono, qualcosa che si possa condividere e che accresca il nostro patrimonio culturale e sia cibo gustoso per la nostra mente.

Sono sicuro che se qualcuno mostrerà interesse verso questo progetto, il suo lavoro aiuterà ragazzi e ragazze che devono nascondersi tra gli oltre mille studenti del Giotto Ulivi a uscire allo scoperto e accettarsi per quello che sono.

Dopotutto, come dice Lady Gaga, “I was born this way”.

(1) L’acronimo LGBT sta per lesbiche, gay, bisessuali, transgender, quindi è riferito non soltanto agli orientamenti affettivo-sessuali ma anche alle identità di genere considerate non conformi. In alcune versioni più estese, come per esempio LGBTIQA*, si contemplano anche le persone intersex, queer, asessuali, e l’asterisco sta per quegli orientamenti e quelle identità di genere non precedentemente menzionate (NdR)

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