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un invito a il Fatto Quotidiano e alla stampa italiana quando parlano di diritti intersex

Gentile Redazione de ilfattoquotidiano.it,

vi scriviamo in riferimento al vostro articolo dal titolo “Disabili, Onu all’Italia: <Stop alle mutilazioni genitali e ai trattamenti medici sui bambini intersessuali>” di Silvia Bia, pubblicato l’11/09/2016.

Siamo un collettivo che ha tra i suoi impegni principali il rispetto dei diritti delle persone intersex (o con variazioni nello sviluppo sessuale, DSD), da anni portiamo avanti attività di informazione, comunicazione, produzione e divulgazione di una cultura rispettosa dell’integrità, della dignità della persona e del diritto all’autodeterminazione, una cultura che veda le differenze (incluse quelle anatomiche e sessuali) come un arricchimento piuttosto che come anomalie da “normalizzare”, o patologie da “curare” perché non rientrano nel binarismo femmina-maschio.

Pensiamo dunque che sia senz’altro positivo il fatto che abbiate voluto prestare attenzione alla tematica delle mutilazioni genitali e dei trattamenti medici non consensuali sui minori intersex, riprendendo la notizia dell’ammonimento Onu all’Italia.

Tuttavia vi scriviamo per segnalare alcuni passaggi problematici nel vostro articolo che ingenerano confusione, ancor più in un contesto come quello italiano in cui l’argomento delle variazioni di sesso gonadico, anatomico e cromosomico è ancora quasi sconosciuto, quando non invisibilizzato e stigmatizzato.

Innanzitutto, titolo, foto, sottotitolo e contenuto dell’articolo mettono insieme argomenti diversi e complessi, senza distinguerli in maniera chiara.

Il titolo sembrerebbe suggerire che l’articolo voglia focalizzarsi sulla questione delle mutilazioni genitali e dei trattamenti medici sui minori  intersex, però la foto scelta raffigura una/un bambina/o su una carrozzella, condizione chiaramente diversa e non connessa con l’intersessualità.

Nel sottotitolo si trova scritto: “Il minore con disabilità ha diritto di scegliere la propria identità di genere. Per questo il Comitato ha manifestato la propria preoccupazione per i piccoli che subiscono questi trattamenti senza il proprio consenso libero e informato. Qui i punti problematici sono almeno tre:

  1. ogni persona ha diritto ad esprimere la propria identità di genere, ma non è appropriato parlare di scelta”, si sceglie come esprimere la propria idea di genere e la propria identità di genere. Diverso è ciò che si sente e si è. Quindi parlare di identità di genere in termini di scelta è fuorviante, mentre sicuramente l’identità di genere rappresenta l’espressione di un diritto umano fondamentale;
  2. la consequenzialità stabilita tra le due frasi: “Il minore con disabilità ha diritto di scegliere la propria identità di genere. Per questo…” (corsivo nostro) è altrettanto fuorviante perché fa passare tout court l’idea che l’intersessualità sia da considerare una forma di disabilità, cosa che invece non è. Il fatto stesso che la questione intersex sia stata trattata all’interno di un documento dedicato alle disabilità andrebbe contestualizzato e problematizzato, partendo, per esempio, da una riflessione sulle costruzioni socio-culturali relative al concetto di disabilità, ma ci rendiamo conto che gli spazi e i tempi per la redazione di un articolo di quotidiano possano non consentire rimandi e approfondimenti;
  3. infine, la questione cruciale degli interventi di chirurgia cosmetica precoce e degli altri trattamenti farmacologici non necessari per imminenti ragioni di salute del minore, ha a che vedere con l’identità di genere solo in seconda battuta. Il primo problema è la violazione dell’integrità fisica del minorenne e del suo diritto all’autodeterminazione. All’inizio dell’articolo scrivete <Stop alle mutilazioni genitali e ai trattamenti medici sui bambini intersessuali che rischiano di compromettere la loro autodeterminazione e integrità fisica>: ma più che di rischio, dopo decenni di testimonianze di persone intersex e di letteratura scientifica nazionale e internazionale sul tema, si può parlare di certezza. Gli interventi chirurgici e farmacologici precoci, non consensuali e non dettati da motivi di salute, (quali le riduzioni di clitoridi ritenute ipertrofiche o l’allungamento e/o costruzione di canali vaginali nell’infanzia), sono interventi con effetti irreversibili che possono provocare insensibilità genitale, dolori alle parti operate, anorgasmia, fistole, infezioni. Oltre alle conseguenze fisiche vanno considerate quelle psicologiche, derivanti dai possibili effetti traumatici dell’aver subito operazioni precoci e non consensuali, cui si unisce il senso di disagio per essere stati sottoposti a visite mediche ripetute, vergogna per il proprio corpo e i propri genitali che medici e genitori hanno ritenuto non essere abbastanza adeguati per essere lasciati sviluppare secondo il proprio corso biologico naturale. A tutto questo si unisce anche la possibilità da voi citata che l’assegnazione di genere sia sbagliata, con tutte le drammatiche conseguenze del caso.

Per ultimo, in merito alla scelta della foto, comprendiamo che potrebbe essere parzialmente giustificata dal fatto che dal secondo paragrafo si parla di altre questioni più generiche relative alla disabilità trattate nel documento, ma non si può negare che foto, titolo, sottotitolo e primo paragrafo siano gli elementi di maggiore impatto in un articolo e sappiamo bene che le persone che non hanno un interesse specifico per l’argomento con molta probabilità non si saranno spinte più avanti con la lettura.

Il nostro, dunque, è un invito ad approfondire la tematica intersex e dei diritti umani delle persone con variazioni intersex, che è una realtà diversa da quelle delle persone con disabilità motoria o altre forme di disabilità. Informazioni sulla questione  sono reperibili anche sul nostro sito, dove pubblicheremo anche la presente lettera.

Grazie per l’attenzione

Cordiali saluti,

Nicole Braida e Michela Balocchi per intersexioni

 

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