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Certi Diritti e intersexioni: basta interventi e terapie non necessarie su bambine/i. Depositata Interrogazione in Senato

Il recente caso di Palermo di un bambino che ha subito un intervento chirurgico non necessario per ragioni di salute rende ancora più urgente l’appello che da tempo intersexioni e l’Associazione radicale Certi Diritti hanno lanciato: interrompere immediatamente la pratica di operare chirurgicamente o effettuare terapie non salva vita sui bambini e le bambine intersex o con anatomia sessuale atipica.

Intanto la questione arriva anche in Parlamento grazie a un’interrogazione del senatore Pd Sergio Lo Giudice, iscritto a Certi Diritti, che ha accolto nel suo documento le nostre indicazioni e i nostri quesiti ai Ministeri della Salute e degli Affari Regionali.

Tra le richieste di chiarimento: la necessità di avviare un’azione di monitoraggio e raccolta dati sui casi di interessualità in Italia; impegnarsi in una campagna di informazione rivolta alle famiglie; aprire al più presto un tavolo con le regioni per valutare l’aggiornamento dei percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali e l’adozione di linee guida specifiche per il trattamento rispettoso dei diritti umani dei minori con variazioni nello sviluppo sessuale.

In Italia, come denunciato dal Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, continuano ad essere effettuate pratiche già riconosciute a livello scientifico non solo inutili per la salute ma anche dannose in modo irreversibile.

Su queste stesse posizioni si erano espresse la FRA (Agenzia europea sui Diritti), il Consiglio d’Europa e l’OMS (Organizzazione Mondiale della Salute).

Qui di seguito l’interrogazione parlamentare alla cui stesura hanno contribuito intersexioni e Certi Diritti:

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06490

Atto n. 4-06490

Pubblicato il 12 ottobre 2016, nella seduta n. 698

LO GIUDICE, ALBANO, AMATI, BIGNAMI, CAPACCHIONE , CIRINNA’, DALLA ZUANNA, IDEM, LO MORO, MASTRANGELI, ORELLANA, PAGLIARI, PEGORER, PUPPATO, SPILABOTTE, ZANONI

Al Ministro della salute.

Premesso che:

con intersessualità, intersex, o DSD (che secondo la terminologia medica ancora dominante sta per disturbi nello sviluppo sessuale), si intendono quelle caratteristiche di sesso cromosomico, gonadico o anatomico che non rientrano nelle tipiche nozioni binarie di femmina e maschio;

secondo gli studi più accreditati su 1.000 nati 17 presentano una qualche forma di intersessualità (A. Fausto-Sterling 2000);

il rapporto 2015 della Fundamental rights agency (FRA), “The fundamental rights situation of intersex people“, sostiene che le persone intersessuali potrebbero già essere protette dall’articolo 2 della Costituzione, anche se occorrerebbe una legge ad hoc per evitare di perpetuare la loro invisibilità politica e sociale e garantire loro una più efficace protezione; che l’obbligo di legge di registrare il sesso del nascituro sul certificato di nascita rafforza l’aspettativa sociale che i bambini debbano essere inquadrati in una categoria sessuale, influenzando la percezione della “necessità” di un trattamento medico; che ai genitori non sia offerto alcun sostegno psicologico, né alcun sostegno tra pari e sovente nemmeno alcuna informazione sulle associazioni esistenti di genitori e di persone con variazioni nello sviluppo sessuale;

la patologizzazione e invisibilizzazione di questi casi e lo scarso interesse nei confronti di azioni di monitoraggio dimostrato fino ad oggi da molti Paesi non ha agevolato l’analisi del fenomeno su larga scala;

le vigenti linee guida mediche sono improntate a cercare di cancellare queste forme di diversità per mezzo di trattamenti farmacologici non necessari ed interventi chirurgici neonatali mirati a “correggere” tratti che molti medici considerano sintomi di una patologia; tali interventi precoci vengono praticati senza considerare le conseguenze irreversibili sull’apparato genitale e riproduttivo (quali insensibilità, sterilità, impossibilità funzionale); la necessità di ripetere gli interventi chirurgici fatti in età neonatale più volte nel corso della vita; il fatto che lo sviluppo dell’identità sessuale della persona interessata potrebbe rivelarsi discordante rispetto al sesso attribuito e modificato chirurgicamente in tenera età;

l’obiettivo indicato dalle sempre più numerose organizzazioni non governative che si occupano di questo tema è di garantire l’integrità fisica e l’autodeterminazione delle persone con caratteristiche intersex, e trova nella battaglia per l’abolizione delle mutilazioni genitali neonatali il suo punto di riferimento;

il “rapporto Lunacek” (“EU Roadmap against homophobia and discrimination on grounds of sexual orientation and gender identity“), approvato dal Parlamento europeo nel febbraio 2014, ha invitato gli Stati membri ad ovviare all’attuale carenza di informazioni, ricerche e normative pertinenti in relazione ai diritti umani degli intersessuali;

nel maggio 2015, il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa Nils Muiznieks ha diramato un rapporto sui diritti delle persone con caratteristiche intersex in cui ha indicato l’urgenza della fine di interventi chirurgici “normalizzanti” non necessari, nonché della depatologizzazione dell’intersessualità;

il 2 settembre 2016 il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità ha ammonito l’Italia per le pratiche di mutilazioni genitali intersex, denunciando tali pratiche come una violazione dell’art. 17 della convenzione sulla “Protezione dell’integrità della persona“;

considerato che:

la stampa ha riportato la notizia di un intervento chirurgico su un o una duenne dalle caratteristiche intersex eseguito al policlinico universitario “Paolo Giaccone” di Palermo;

nel riportare la notizia dell’operazione i cronisti hanno descritto le tappe dell’intervento che avrebbe compreso l’asportazione delle gonadi, dell’utero e la ricostruzione del pene della o del giovane paziente,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo abbia raccolto informazioni sull’accaduto e se la persona interessata sia stata sottoposta a intervento chirurgico a causa di un imminente e serio pericolo per la sua salute;

se non intenda avviare un’iniziativa di monitoraggio e raccolta dati sui casi di intersessualità sul territorio italiano;

se non ritenga opportuno avviare dei programmi informativi rivolti alle famiglie interessate, affinché siano consapevoli dei rischi che possono scaturire da tali operazioni e possano valutare opzioni alternative, quali quella di crescere il figlio o la figlia senza sottoporlo o sottoporla a interventi invasivi e lasciandogli o lasciandole la scelta sul proprio corpo quando sarà in grado di scegliere per sé;

se non stia valutando la possibilità di riunire le Regioni per un confronto sui percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali (PDTA) insieme alle organizzazioni che si occupano di variazioni intersex e di diritti umani delle persone con tratti intersessuali, e su eventuali linee guida specifiche per il trattamento di minori con variazioni nello sviluppo sessuale;

se non intenda avviare un confronto ed una collaborazione diretta con le organizzazioni di persone intersex o DSD.

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