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Lip Service

Lip-Service-586x424di Miriam Abu Eideh

Una volta c’erano i telefilm, adesso ci sono le serie televisive.

Il telefilm era il pane quotidiano del bambino degli anni ’80 e dell’adolescente degli anni ’90, la serie televisiva è il mezzo con il quale il giovane adulto in piena post adolescenza può continuare a guardare telefilm semplicemente chiamandoli in un altro modo e dando loro nuova dignità.

Negli anni ’80 i telefilm, tutti made in USA, mostravano poliziotte coraggiose, investigatori senza paura, uomini geniali che abbattevano un aereo con l’ausilio di una graffetta, manipoli di reduci del Vietnam che salvavano la gente, e i comunisti erano sempre cattivi. Le storie erano semplici, le puntate duravano venti minuti, e in ognuna si compiva la sacra lotta contro il male, il quale invariabilmente perdeva, mentre il bene vinceva.

Negli anni ’90 gli intrecci sono cambiati. Andava per la maggiore un telefilm che si chiamava Beverly Hills 90120. Il 90120 si riferiva al codice di avviamento postale di Beverly Hills. Poteva essere utile, tante volte qualcuno di noi volesse scrivere una lettera a qualcun altro che abitava a Beverly Hills e non si ricordasse il codice di avviamento postale.

In Beverly Hills i protagonisti erano tutti giovani e passavano il tempo a innamorarsi, scrivere sul giornalino della scuola, farsi eleggere alle elezioni studentesche, innamorarsi, lasciarsi, innamorarsi, litigare per dieci secondi coi propri genitori comprensivi, che bussavano sempre alla porta dei figli prima di entrare e non li prendevano a ceffoni mai, nemmeno una volta.

I due protagonisti più amati erano due gemelli, che si chiamavano Brandon e Brenda. La figura più controversa della serie, invece, era quella dell’attrice Tory Spelling, la quale, brutta come la morte, ricopriva però una parte di spicco. “Guarda caso il produttore si chiama Spelling” sibilavano le mie coinquiline mentre sgranocchiavano patatine e guardavano Tory Spelling con astio puro. Anche in questo caso, il bene vinceva sempre sul male. La ragazza invidiosa che parlava male della sua compagna per rubarle il fidanzato finiva svergognata in pubblico, i genitori che divorziavano lo facevano sempre consensualmente, il tipo che si drogava capiva sempre che la droga fa male, e di conseguenza smetteva.

Ora i telefilm hanno lasciato il posto alle serie televisive, le quali sono apparentemente meno ingenue, legate a schematismi molto diversi, e più moderne. Nelle moderne serie televisive non sempre la giustizia trionfa, il bene e il male non sono così netti nella loro riconoscibilità. Capita che il protagonista di una serie sia un serial killer di serial killer, tanto per dirne una. O che le protagoniste di una serie siano tutte lesbiche, tanto per dirne un’altra.

Lip Service è ambientato a Glasgow. Non si sa come mai, ma ultimamente fioriscono le opere cinematografiche ambientate in questa ridente cittadina scozzese, la quale viene rappresentata più o meno come un luogo popolato per il 90% da lesbiche, tutte belle, tutte non eccessivamente bisognose di lavorare per vivere, le quali frequentano l’unico bar della città, il quale chiaramente è un bar gay, all’interno del quale macinano conquiste a velocità supersonica.

La storia è grosso modo la seguente: Frankie, una ragazza alta, magra, bella e dannata torna a Glasgow, dopo esserne fuggita due anni prima lasciando dietro di sé una scia di disastri morali e materiali. Siccome Frankie è bella e dannata, gli autori hanno suggerito all’attrice che la impersona di conservare sempre la stessa identica espressione in ogni momento di ogni puntata. Frankie ha lo sguardo torbido, la fronte aggrottata e le labbra schiuse in un’espressione di indecifrabile disgusto per tutto il tempo, ma la sua staticità non sembra sconvolgere tutte le fanciulle che prima o poi finiscono per andarci a letto.

Frankie, una volta giunta a Glasgow, dovrà risolvere un terribile mistero che riguarda la sua infanzia, ma soprattutto dovrà riprendere il lavoro da dove l’aveva lasciato, ricominciando a seminare dolore, distruzione e perfino morte, perché si sa, lei è bella e dannata, il tutto sempre mantenendo la stessa identica, statica espressione.

A Glasgow Frankie incrocia la sua storia con quella di Cat, sua ex ragazza, felicemente fidanzata con Sam, detective forte e volitiva. Anche Cat e Sam tendono alla staticità espressiva: Cat sembra sempre perplessa per qualcosa, forse perché è una ragazza insicura che vive nella costante indecisione, non sapendo se lasciarsi andare al ritorno di fiamma per la mai dimenticata ex bella&dannata, o continuare a sentirsi amata e sicura al fianco di Sam, la quale dal canto suo ha il viso scolpito nel granito e la corporatura di robocop. Completano il cast una coppia etero con lui farfallone, una biondina che cerca l’amore vero ma nessuno se la fila e fa l’attrice, e una bella dottoressa che contribuirà a rendere le cose ancora più complicate.

Tra incredibili colpi di scena, scene di sesso mozzafiato ed eventi luttuosi, la storia si dipana fino a una falsa conclusione: le nuove puntate non sono ancora state prodotte. La spettatrice lesbica media italiana rimane così a metà, senza sapere come le cose vadano a finire lì a Glasgow, ed è proprio qui che emerge la vera natura di Lip Service: Lip Service è peggio dell’eroina.

Lip Service è una droga pericolosissima, e dà dipendenza fisica e psicologica.

La spettatrice lesbica media italiana osserva con stupore con quanta facilità si incontrino donne belle, disponibili e multiorgasmiche a Glasgow, osserva tutte queste colleghe d’ufficio, e vicine di casa, e dottoresse, e idrauliche lesbiche che spuntano come funghi ovunque ci si giri, e si domanda per quale maledetto motivo non sia nata lì. Lungi dal cambiare canale in un impeto di sanità mentale, pensando, magari, “ma questa gente mi sta prendendo per il culo”, la spettatrice lesbica media italiana finisce per non poterne più fare a meno. Deve scoprire COSA accadrà nella puntata successiva. Frankie verrà a capo del mistero che la riguarda? Cat e Sam si ameranno per sempre? La biondina sfigata troverà l’amore? È possibile che a Glasgow siano tutte bone? Esisteranno corsi per imparare a usare lo strap on? Questi e altri interrogativi, ai quali spesso non può essere data risposta, rendono la visione di Lip Service rischiosissima.

Io, quando è morta una delle protagoniste, per dire, ho telefonato a tre mie amiche per condividere il lutto, come consigliano i migliori manuali di psicoterapia, poi ho iniziato a fantasticare di rapire lo sceneggiatore e torturarlo per convincerlo a farla resuscitare, tipo Misery Non Deve Morire.

Lip Service: maneggiare con cura. Voto 7 meno.

About The Author

Miriam Abu Eideh

Miriam Abu Eideh, 38 anni, è insegnante precaria da dieci, web deejay in un'emittente pratese, Radiogas, e scrittrice: nel 2008, per la casa Editrice Soleombra, è uscito un libro che raccoglie alcuni suoi racconti. In Intersexioni si occupa della pagina delle recensioni dei film, programmi tv, documentari e qualsivoglia girato concernente le tematiche glbtiqa*, e della pagina sulla disabilità, attraverso i suoi racconti di scuola che parlano di student* disabil* e di integrazione scolastica.

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